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al NUOVO TEATRO NUOVO di Napolidal 17 al 26 Aprile Massimiliano Rossi (Pietro), Ivano Schiavi (Tommaso), Loredana Simioli (La Rossa), Mariano Gallo (Rino / Alessia ) Regia - Fortunato Calvino Musiche di Paolo Coletta, Costumi di Annamaria Morelli, Ideazione Scene di Pasquale Galluccio. Fortunato Calvino affronta nel suo dramma, “Cuore nero”, l’amore tra due uomini appartenenti alla mala napoletana. Con il suo testo, permette allo spettatore di affacciarsi nella vita di questi “guagliùni” rivelandone le gioie effimere, i tormenti, le infelicità di vite trascorse nel nascondersi, magari in un rifugio dove scambiarsi furtive carezze. La subcultura della malavita, il “codice d’onore” delle mafie, non tollera l’omosessualità, essere omosessuale può anche costare la vita. La storia di Pietro e Tommaso non è una storia d’amore con la “a” maiuscola, è senza un lieto fine, ma rappresenta in modo autentico, senza ammiccamenti o “falsi buonismi ” il vissuto di due uomini che si cercano, che negano a se stessi la propria omosessualità ma che alla fine si rendono conto, che quella cultura “delinquenziale” impregnata di machismo e prevaricazione li rende infelici. Un quadro a tinte fosche, drammatico, pieno di omoerotismo e sensualità, e che “grida” un messaggio chiaro: convertitevi alla cultura della legalità, alla cultura dell’amore alla luce del sole, solo questa è la strada per la felicità. Un monito che vale per tutti ma che per chi è omosessuale assume una valenza ancor più necessaria e urgente, nel contesto omofobo della subcultura criminale. Un invito al coming-out: a uscir fuori sia come omosessuali sia dalla melma paludosa del “delinquere”. La cronaca ci racconta spesso come sia ritenuta dalla camorra e dalla mafia “incompatibile” l’essere omosessuale ed essere parte di dette organizzazioni criminali. Ebbene il testo è lo specchio amaro della vita reale, ci dice anche che il crimine non paga, che a risentirne è anche il percorso individuale di accettazione. Pietro e Tommaso sono vittime e carnefici di loro se stessi, hanno scelto di delinquere, vivono un dramma interiore perché non accettano la propria omosessualità, ma anche il dramma di non essere accettati come omosessuali nel loro cotesto sociale. I protagonisti, belli e dannati, non sono eroi positivi, come giusto che sia. Il testo racconta per la prima volta in Italia una realtà spesso taciuta: l’amore omosessuale tra due delinquenti. Nel raccontare questa relazione, con realismo e senza forzature, si da atto di una “normalità” dell’omosessualità che prescinde dall’età, dal sesso e dal ceto sociale. Un testo politicamente corretto, che narra dei tormenti amorosi di due uomini, un dramma dalla matrice neo-shakespeariana che attinge e rappresenta sapientemente il nostro quotidiano “agrodolce”, dove si mescolano sguardi d’amore e l’odiosa cultura della prevaricazione, l’omosessualità dei protagonisti rappresenta “il dolce”, la vita nell’illegalità: l’amaro.
Salvatore Simioli -Membro della Segreteria Nazionale Arcigay – settore Multiculturalità e delega Lotte alle mafie Al testo Cuore Nero di Fortunato Calvino il premio Calcante della SIAD 2009 |